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Una Chiesa che si occupa di sport... cerchiamo di capire il perchè....
Credo nella logica dell’Incarnazione
trovare Dio là dove c’è l’uomo, incontrare Dio incontrando l’uomo, cercando di capire l’uomo. E dal momento che per me, giovane prete i ragazzi, erano il mio “uomo” naturale è stato incontrarli dentro ad un campo da pallone. Non solo erano loro a condividere quelle che erano le mie proposte da prete dell’oratorio e quindi la mia passione ma anch’io a condividere la loro.
Credo nella logica della Pastorale
“Cristo non ha mani ha soltanto le vostre mani …Cristo non ha piedi ha soltanto i vostri piedi” recita una preghiera famosa. La pastorale come capacità di trasformare in “vita di uomini” quelle che sono le tracce evangeliche, magisteriali, sacramentali. Non solo vivere il fare, come se la Pastorale fosse una sorta di puro efficientismo, ma ascolto, annuncio, lettura, studio, preghiera, concretezza, esperienza.Un campo, una palestra, una riunione… anche questa è pastorale che mi chiama ad essere prete.
a prescindere dalle apparenze, dalle sigle. È lo sport come tale che ha dentro di se ha valori che mi lasciano intravedere un uomo che entra perfettamente nell’idea che Dio ha della vita. Non esiste uno sport cristiano ma un modo cristiano di vivere lo sport
Credo nel laicato e nella sua ministerialità
come forza propulsiva della Chiesa, non oggetti subenti delle nostre “grandi” idee, ma soggetti condividenti di vocazioni diverse. Credo che si possono chiamare così un certo modi di essere dirigenti, allenatori, genitori di atleti. Ruoli che hanno dentro di se potenziali enormi.
Credo in una Chiesa capace di mettersi in rete,
in relazione e non dividere tutto a scompartimenti(catechesi, liturgia, scuola, famiglia, disagio ….), perché così è l’uomo, così sono ragazzi, la somma delle realtà che vive spesso e volentieri incasinate insieme. Una rete Intra Ecclesia, probabilmente la più difficile per paure ataviche dure da convertire; una rete Extra ecclesia, con tutte quelle realtà che interagiscono con il territorio, senza la paura di perdere la propria identità
Credo nel dovere della profezia
capace di dire dei grandi SI, senza vergogna o angoscia, anche nei confronti di realtà che pur non sempre condividendo il nostro ministero, portano avanti con coraggio e dedizione grandi valori, grandi obiettivi. Capaci di dire dei grandi NO senza vergogna o paura contro tutto ciò o contro chi rovina la logica dello sport, anche se questo ci rende impopolari.