“La pratica sportiva aiuta a prevenire malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2, ipertensione e alcune forme di cancro, oltre ad essere una valvola di sfogo che aiuta a ridurre stress, ansia e depressione” afferma l’OMS. In Italia, tuttavia, il 38% delle persone da 3 anni in su dichiara di non praticare, nella vita quotidiana, né sport né altre forme di attività fisica. Inoltre, l’obesità infantile non è più un problema solo americano, dato che il numero di bambini in sovrappeso in Europa è in crescita (attualmente 1 bambino su 3 tra i 6 e i 9 anni è in sovrappeso o obeso), mentre in Italia soltanto 1 bambino su 10 fa attività fisica in modo adeguato per la sua età.

In uno scenario tale, non stupisce che l’OMS abbia identificato la mancanza di attività fisica come il quarto fattore di rischio per la mortalità globale, responsabile del 6% dei decessi globali, e che in Europa, circa 1 milione di persone ogni anno muoiano per cause correlate all’inattività fisica (circa il 10% delle morti totali). Ne consegue che la pratica sportiva assume un ruolo chiave per condurre uno stile di vita sano, tanto che l’aspetto salutistico risulta il primo driver tra le motivazioni che spingono a praticare attività fisica, come dichiarato dal 62% dei praticanti sport e/o attività fisica in Europa.

Nel panorama italiano la ricerca condotta per il Consorzio Vero Volley nell’ambito del Progetto “Sport? Sì, grazie!” evidenzia come lo sport sia percepito come un modo sano di spendere il proprio tempo (77%) e come un fattore importante per la crescita fisica e motoria del bambino (71%) dai genitori i cui figli praticano attività fisica. La cultura dello sport come strumento salutistico oltre che ludico, deve quindi essere coltivata fin da piccoli, in quanto sono i genitori e le scuole le figure chiave per sviluppare negli adulti di domani l’attenzione alla salute e alla prevenzione. Il 78% dei genitori intervistati riporta che l’aver avuto esperienze sportive personali molto positive è il motivo che li ha spinti ad avvicinare i propri figli allo sport, mentre solo il 10% è stato spinto dalla preferenza per uno specifico sport, e il 12% si è fidato del consiglio di amici.