Di Giovanna Russo –Università di Bologna “AMS”

Lo sport rappresenta uno dei fenomeni sociali più diffusi e, per quanto gli scienziati sociali non siano concordi sui suoi effetti, esso rappresenta uno straordinario motore di cambiamento sociale. Il forte nesso che lega lo sviluppo di una cultura alle pratiche motorie e alla produzione di senso di una società è infatti rintracciabile nella sua struttura sociale. Come da tempo ha affermato il sociologo Ian Robertson [1988] lo sport rappresenta una sorta di microcosmo rispetto all’intera società. Comprenderne gli aspetti cruciali – i valori, le discipline, i fruitori, i livelli di partecipazione, l’indotto economico, etc. – costituisce quindi un modo per conoscere meglio la società in cui viviamo[1].

Probabilmente la difficoltà ad analizzare un fenomeno così “socialmente ingombrante” tramite categorie tradizionali ha accentuato il carattere periferico della sociologia dello sport, la disciplina scientifica che se ne occupa accogliendo più di tutte le principali sfide che lo sport, divenuto ormai “fatto sociale totale” affronta nella compagine globale: la rivoluzione tecnologica, sociale e culturale dei media (old e new), e la trasformazione dello Stato sociale.

Tenuto conto di ciò, è a partire soprattutto dagli anni ’90[2] che lo studio della pratica sportiva ha assunto un livello adeguato all’importanza sociale e culturale di questo fenomeno ed al suo peso economico nella società. La grande popolarità e diffusione di attività come il calcio, il tennis, l’automobilismo… e in generale i mega eventi sportivi (Olimpiadi, Mondiali nelle principali discipline: calcio, nuoto, ciclismo, scherma, ecc.) ne hanno sottolineato la capacità di creare valori materiali e simbolici. Il sistema sport infatti, grazie alle sue interazioni con gli altri aspetti della vita associata, può intendersi come specchio dello sviluppo di una nazione: ecco perché i paesi più modernizzati da tempo devolvono risorse sempre maggiori alla promozione delle attività motorie e sportive tra la popolazione. Non a caso, a livello europeo lo sport è stato annesso alle principali competenze dell’Unione con il Trattato di Lisbona (2009) – sull’onda di quanto anticipato dal Libro Bianco (2007) – come stimolo per le singole nazioni a sviluppare l’offerta delle strutture sportive e a migliorarne i percorsi di fruizione. Le indagini periodiche svolte da Eurobarometro – i vari rapporti Sport and Physical Activity condotti su un campione di oltre 27.000 cittadini appartenenti ai 27 stati dell’unione – [3] supportano infatti questa visione, offrendo un quadro aggiornato, eterogeneo e complesso che descrive il “vecchio continente” dal punto di vista della pratica sportiva, fra punti di eccellenza ed aree da migliorare, queste ultime più frequenti nel nostro Paese.

Le ragioni dell’attenzione quasi “ecografica” allo sport vanno dunque ricercate nei valori connessi alla pratica sportiva, nell’importanza delle attività motorie al fine di prevenire i danni alla salute derivanti dalla sedentarietà, nella ricerca del benessere psicofisico, nella rilevanza sociale delle associazioni sportive e del volontariato, nella crescente diffusione della cultura del tempo libero, nella rilevanza economica dell’industria sportiva in tutti i suoi molteplici aspetti, etc.

Ecco perché appare riduttivo relegare lo sport solo a passione popolare o chiacchiera quotidiana: la sua valenza culturale è ormai innegabile per l’influsso che esercita sui comportamenti collettivi e sull’evoluzione dei costumi di un intero paese. Basti pensare alla diffusione universale di cui gode attraverso la copertura mediatica degli eventi sportivi che lo hanno trasformato in bene di consumo, prodotto culturale, “modello” per un immaginario conformato alle regole dello sport-spettacolo e dello sport-mercato[4].

Riflettere su temi come i grandi eventi sportivi, ma anche su fitness, wellness, salute, formazione ai valori della cultura e su quant’altro emerge dallo studio scientifico dello sport e dell’attività fisica nella società contemporanea è uno dei compiti propri della Sociologia che, attraverso i suoi strumenti di analisi, rende lo sport un fenomeno più comprensibile, e quindi, anche maggiormente fruibile, se diviene oggetto di politiche sociali coerenti. Se da un lato lo sport e l’attività fisica sono pratiche che coinvolgono ed influenzano varie dimensioni del quotidiano (sviluppo di spazi per attività competitive oppure libere, crescente attenzione dei media, partecipazione individuale e collettiva nel tempo libero), dall’altro è evidente la loro crescita di visibilità a livello sociale: le modifiche dell’organizzazione del lavoro, del tempo libero, i processi di invecchiamento della popolazione, gli orientamenti alla salute e al benessere psico-fisico, a nuovi stili di vita e di consumo sono aspetti centrali ed integranti anche il processo di globalizzazione, che evidenziano lo sport e l’attività fisica come fenomeni culturali, lenti di ingrandimento della realtà contemporanea.

Non stupisce perciò che lo sport rappresenti la forma più diffusa di partecipazione culturale, capace di annullare le barriere rappresentate da lingua, religione, frontiere.. e di accomunare fruitori e spettatori nelle sue passioni. Oltre le critiche alle quali esso è sovente soggetto (centralità della competizione, predominio della tecnica, efficientismo, pervasività del mercato a discapito del fair play, etc.), il tentativo è qui di volgere lo sguardo alla capacità che il fenomeno sportivo mostra nel contaminare la cultura contemporanea mettendone in luce idee, rappresentazioni – e perché no? – nuove regole di vita.

Nell’essere il fenomeno più discusso e meno compreso nel nostro quotidiano, il compito della sociologia è aiutare a comprendere lo sport oltre categorie predefinite, cogliendo con un nuovo sguardo la complessità e la ricchezza cui le pratiche sportive contemporanee continuamente rimandano.

 

 

 

Per approfondimenti:

Martelli S., Porro N. (20152), Manuale di sociologia dello sport e dell’attività fisica, Franco Angeli, Milano.

Porro N. (2001), Lineamenti di sociologia dello sport, Carocci, Roma.

Grimaldi R. (2011) (a cura di), Valori e modelli nello sport, Franco Angeli, Milano.

 

[1] In quest’ottica si pongono i contributi sociologici più noti. In particolare: Edwards [1973]; Magnane [1976]; Vinnai [1970]; Hoberman [1984]; Guttmann [1978]; Elias, Dunning [1989]; Bale, Maguire [1994], Bourdieu [1979, 1980], Heinemann [1990].

[2] A partire da: Roversi [1992, 1998], Dal Lago [1990], Porro [2001, 2005, 2006], De Nardis [2000], P. Russo [2003, 2004, 2005]; Mazza [2007; Id., Bortoletto, a cura di, 2008]; Martelli [2010 e segg.], Sassatelli [2000, 2010], Ferrero Camoletto [2005]; Germano [2012]; Russo [2011, 2013, 2016]; Porro, Martelli, Russo [2016]; Lo Verde [2015].

[3] Il più recente è stato pubblicato nel 2014; Cfr. http://ec.europa.eu/public_opinion/archives/ebs/ebs_334_en.pdf.

[4] Sul rapporto fra sport, mass media e mercato rimando a: Horne [2006], Tomlinson,Young [eds. 2006], Ritzer [2003]; nonché in Italia all’approccio relazionale e multidimensionale sul tema di Martelli [2010 e segg.].